mercoledì 28 dicembre 2011

Ignoranza e liberazione

La possibilità di conoscere nel dettaglio le differenze tra cervello maschile e maschile è un argomento che sembra essere un vero e proprio tabù.
Il pericolo di facile strumentalizzazioni è in agguato, e allora? 
La stumentalizzazione non è insita nella conoscenza. Il non sapere non è l'antidito contro la discriminazione.
L'affermazione trova una sua giustificazione nell'esame della storia recente. La discriminazione non ha seguito il percorso della conoscenza sperimentale.
Il pregiudizio era ben radicato anche prima che la scienza si affacciasse sulla via della storia. Quando la conoscenza era scandita dalla presunta "giusta" interpretazione dei testi biblici, il pregiudizio nei confronti delle donne era inattacabile.
La discriminazione era impermeabile al volume, allora quasi inesistente, delle conoscenze della scienza sperimentale.
Difficilmente l'ignoranza tutela i diritti umani. Storicamente sarebbe forse più facile verificare quanto invece li abbia contrastati.
Allorà perchè tutto questo panico?  Facciamoci coraggio, vediamo quello che ci fa diversi.
Potrebbe aiutarci a capire, a conoscere, a curare meglio gli esseri umani, sia uomini che donne.

6 commenti:

  1. Condivido il tuo invito a conoscersi, Stefano, e al contempo ti pongo altre domande: parlando del nostro Paese, sarà mai possibile estirpare pregiudizi e luoghi comuni in un -spero- prossimo futuro? Quando gli italiani si renderanno conto che non solo vedere, ma piuttosto accettare la multi-culturalità e la multi-razzialità è l'unica via per continuare a "sopravvivere" più o meno in armonia con l'Altro? E perché sono così poche le persone che notano un piacere o un ipotetico vantaggio nel conoscere una cultura completamente diversa dalla propria? Spesso sento di gente stufa degli immigrati per diversi motivi, si lamentano perché sono convinti che lo straniero sottragga loro il lavoro (quando ormai, invece, nella maggior parte dei casi agli immigrati vengono affidati i lavori che gli italiani non vogliono più fare), o perché temono influenze negative sui propri figli. O, peggio ancora, per puro e semplice razzismo.
    Molti dimenticano che, nel secolo scorso, i loro padri e nonni sono stati migranti a loro volta, e hanno presumibilmente subìto le stesse discriminazioni. Ora, io sono una persona convinta che i mesi e gli anni non passino invano, e anzi cerco sempre di migliorare giorno dopo giorno tenendo ben presente la vecchia regola "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". Perché in oltre duemila anni di vita umana su questa Terra le cose ancora non sono cambiate?
    Il tema è molto ampio e andrebbe studiato e discusso in maniera più approfondita. Aggiungo solo che, per fortuna, almeno nel mio piccolo mondo, vedo dei miglioramenti. Non è sufficiente, ma è già qualcosa. Come in tutti i cambiamenti, bisogna agire dal basso, partendo per esempio dalle scuole. In fondo i bambini di oggi sono gli adulti di domani, ed è da loro che, secondo me, si dovrebbe far partire questa rivoluzione culturale, questa "globalizzazione umana". Che ne pensi?
    Un saluto.
    HS

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  2. sono contenta che scrivi...continua così,ciao! Em

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  3. VIENI A TROVARMI SUL MIO BLOG!!!
    http://puntadellest.blogspot.com/

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  4. per Fosca: grazie per l'incoraggiamento. Conto sul tuo spirito critico anche in futuro. !
    Sono andato sul tuo blog e mi sono iscritto. Bene sarà più comodo tenerci a portata di lettura...

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  5. per anonimo: bisogna conoscere il più possibile per capire.
    Credo che i pregiudizi abbiano una struttura. Sarebbe bello capire quale è! La Concorrenza ad esempio è stato un ottimo cavallo di battaglia. La formulazione è più o meno questa: chi viene da fuori mi ruba il lavoro.
    La libera concorrenza è uno dei valori su cui tutti si allineano quando quando si tratta di costruire la propria vita professionale.
    Ora credo che la coerenza insegna che se la concorrenza vale, vale tra le piccole aziende, vale per le grandi, vale per le libere professioni, quindi.... quindi vale anche per il lavoro.
    Se gioco a briscola non posso arrabbiarmi se anche gli altri ne giocano qualcuna. Se la libera concorrenza vale per le nazioni... vale anche per gli individui.

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  6. concordo in pieno,però se io gioco la briscola,la gioco a modo mio.Forse non è tanto il fatto che si giochi la briscola a dar fastidio quanto il modo che viene usato che fa la differenza. se io faccio un lavoro, io anas,io italia io cina,io agricoltore,io maestra, non mi interessa che anche tu lo faccia, ma che rispetti determinate regole..spero di essermi spirgata..ciao

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