sabato 15 marzo 2014

flessibilità e instabilità



La domanda è: siamo sicuri che il problema risolto con gli 80 euro in busta poi non sia poi vanificato dalla precarietà del lavoro.
C'è una differenza tra flessibilità e instabilità. C'è un confine che deve essere salvaguardato.
Un mutuo n...on concesso, un prestito per l'auto non erogato per le condizioni di lavoro che non offrono garanzie non sono un problema solo per chi non riceve il finanziamento, per chi non può offrire stabilità a sé e alle persone che ama. Sono un problema, e un problema grosso, per la banca che non può erogare prestiti, per chi produce auto e si trova con una macchina invenduta.
La flessibilità può essere un pregio, l'instabilità è un problema, forse una vera e propria ingiustizia.



http://www.gadlerner.it/2014/03/14/il-ministro-della-superflessibilita-piace-alle-imprese


martedì 31 luglio 2012


Chi manca all’appello


La riforma dello stato , la fine del senato,  lo stato che paga i propri debiti. Le pmi avranno una riduzione fiscale.  Renzi ha parlato proprio di tutto.  Ha parlato di molto ma non di tutto.

Il precariato non è stato nominato. Il lavoro è stato nominato ma solo nominato.  Ma non è questo il problema principale? Disoccupazione e sottoccupazione non sono stati citati.  Peccato.

martedì 12 giugno 2012

L'economia è l'oppio dei popoli?



La rivoluzione potrebbe essere applicata a un sistema di conoscenze piuttosto che a un sistema sociale. Il vantaggio immediato è facilmente intuibile: l'inutilità della violenza.
Potrebbe essere utile applicare alle nostre idee sull'economia un tocco di rivoluzione.
Oggi l'economia è una serie di luoghi comuni? Nella sua totalità o solo in parte?
L'economicità è un segno di validità? 
L'enonomicità è sinonimo di profitto? La diseconomicità un segno di condanna? 
Tutto questo, di fronte all'impoverimento endemico della maggior parte del pianeta e all'impoverimento recente del primo mondo, non ha stufato? 
E' esclusivamente la mancanza di competitività il motivo della nostra crisi, o anche, o forse principalmente l'ossesione finanziaria:  il guadagno dovuto all'intermediazione e non più legato al lavoro e alla trasformazione ma allo scambio di capitali?
Oltre al mercato del lavoro possiamo anche riformare o rivoluzionare il sistema di idee di "questo" mercato?

venerdì 8 giugno 2012

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta."

Robert Kennedy, 18 marzo 1968.

giovedì 7 giugno 2012

Il pil è l’espressione della produttività di un paese. È uno dei parametri che indicano lo stato di salute di una nazione o di una area-moneta ( Euro o Dollaro). La produttività di un paese non è "il segno" del benessere è solo uno.Ce ne sono altri. 
La produttività può essere accompagnata da condizioni sociali, di lavoro e politiche aberranti. 
Per misurare il benessere di un'area del pianeta bisongna considerare anche altro. La considerazione del reddito procapite è uno dei parametri intressanti. Ma è escluso o poco considerato dagli osservatori economici. Per un motivo semplice. Non dice quanto renderrano i soldi eventualmente investiti in questo paese o area moneta.
Uno dei segni di come vive la gente di quel paese è un dato trascurabile. Significa proprio questo: agli investitori non frega niente se quando andiamo a dormire ci addormentiamo tranquillamente oppure ci svegliamo la notte con la paura di non sapere come ce la caveremo col mutuo, con la pensione, con i libri per l’università, con la retta della macchina piuttosto che con le spese per l’affitto.

Questo non sembra un bel segno. Allora?
Quando vengono distribuiti gli aiuti internazionali,oltre ai business plan, si potrebbe considerare anche come dorme la gente di notte. Un paese di insonni ma con un buon pil, un paese di poveri ma con una produttività strabiliante non è un paese prospero è un paese "solo" profittevole. Profittevoli e infelici sono le persone che vivono in quel paese.
I soldi investiti in questo paese sono soldi investiti sull'infelicità e sul profitto. Sono soldi che speculano su condizioni sociali discutibili. Noi cittadini potremmo chiedere che questi paesi siano considerati non per gli aiuti economici ma per le pressioni di tipo politico.
L’0ccidente non era il paladino della prosperità e della libertà?  Allora, lo vogliamo riconsiderare il reddito procapite quando distribuiamo le risorse?

domenica 3 giugno 2012

C'è un maggiordomo chiuso in cella, accusato di cospirare contro una delle massime autorità religiose. In quella cella, forse, è chiusa anche le speranza di un futuro migliore, giusto, sostenibile. Il mondo affronta una tempesta economica mai vista dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
La terra trema e non solo sotto il terremoto. Le speranze di progresso si confrontano con forse oscure e medioevali.
I mostri di sempre sono rinvigoriti e forti più che mai.  La corruzione dilaga dalla politica allo sport. Circolano, senza contraddittorio, idee che la giustificano con l'apparenza ipocrita di "contestualizzare" i comportamenti scorretti.
E' il momento di alzarsi, di non lasciarsi chiudere in quella cella.
E' il modo è farsi sentire, quando vengono magnificate le ricchezze senza lavoro e senza dignità, fortune che si basano sullo sfruttamento e sull'opportunismo e non sul lavoro.
Contrastare questa maledetta eredità che vuol convincerci che i soldi non hanno odore. Ci sono soldi che puzzano in maniera stomachevole e soldi che invece profumano, sanno di impegno e di costanza, di cooperazione e di sviluppo.
Togliamo il nostro appoggio a questi soldi spacciati come incolori e inodori e sosteniamo invece quelli che sono fatti per la dignità dell'uomo e non per l'ossequio al profitto a tutti i costi.

Questa potrebbe essere una prima spallata alla porta della nostra cella.

sabato 2 giugno 2012


Dopo un po' impari la sottile differenza
tra tenere una mano e incatenare un'anima.
E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.
Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un po' impari che il sole scotta, se ne prendi troppo.
Perciò pianta il tuo giardino e decora la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero.

Veronica A. Shoffstall