martedì 12 giugno 2012

L'economia è l'oppio dei popoli?



La rivoluzione potrebbe essere applicata a un sistema di conoscenze piuttosto che a un sistema sociale. Il vantaggio immediato è facilmente intuibile: l'inutilità della violenza.
Potrebbe essere utile applicare alle nostre idee sull'economia un tocco di rivoluzione.
Oggi l'economia è una serie di luoghi comuni? Nella sua totalità o solo in parte?
L'economicità è un segno di validità? 
L'enonomicità è sinonimo di profitto? La diseconomicità un segno di condanna? 
Tutto questo, di fronte all'impoverimento endemico della maggior parte del pianeta e all'impoverimento recente del primo mondo, non ha stufato? 
E' esclusivamente la mancanza di competitività il motivo della nostra crisi, o anche, o forse principalmente l'ossesione finanziaria:  il guadagno dovuto all'intermediazione e non più legato al lavoro e alla trasformazione ma allo scambio di capitali?
Oltre al mercato del lavoro possiamo anche riformare o rivoluzionare il sistema di idee di "questo" mercato?

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